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SUMMARY:AGNES BROWN MAMMA
DESCRIPTION:con Matilde Facheris | violino e arrangiamenti Giulia Larghi\nAgnes Browne\, trentaquattro anni\, bella\, proletaria\, simpatia irresistibile\, ha un banco di frutta e verdura al mercato del Jarro\, turbolento quartiere popolare di Dublino\, sette figli come sette gocce di mercurio e un’autentica venerazione per Cliff Richard. Purtroppo ha anche un marito che lascia i suoi guadagni agli allibratori\, per poi rifarsi con lei a suon di ceffoni. Ogni mattina Agnes esce di casa alle cinque per incontrare l’amica Marion\, autentico genio comico\, e iniziare insieme la giornata in allegria. Ogni venerdí gioca a bingo\, per poi finire al pub di fronte a una pinta di birra e a un bicchiere di sidro. Non una gran vita\, a parte le risate con Marion e le altre\, al mercato. Finché\, un bel giorno\, Rosso Browne muore\, lei rimane sola e comincia a godersi davvero l’esistenza. È l’inizio di un carosello di vicende esilaranti\, in coppia con l’amica di sempre\, con i figli che propinano dilemmi adolescenziali\, obbligandola a improvvisarsi consigliera (con grande spasso dei pargoli) o a vestire i panni dell’angelo vendicatore. Insomma\, senza quel treppiede del marito attorno\, la nostra Agnes pare tornata la ragazza dublinese che è stata – tanto che non le manca uno spasimante\, un affascinante bellimbusto francese ignaro degli equivoci della lingua inglese. Intanto la vita continua\, nella Dublino di fine anni Settanta\, tra gioie e dolori\, un colpo basso della sorte e un girotondo di risate con Marion\, i figli che crescono e\, in testa\, un sogno che sembra irrealizzabile. \nLUOGO:\npiazzetta San Giorgio\nin caso di maltempo Teatro dell’Oratorio\, via A. Locatelli 3
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SUMMARY:IO SONO MALALA
DESCRIPTION:Da “Io sono Malala” di Malala Yousafzai | con Gaia Magni | musiche Andrea Aloisi\nOggi Malala è il simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere\, ed è Premio Nobel per la Pace 2014. Questo libro è la storia vera e avvincente della sua vita coraggiosa\, un inno alla tolleranza e al diritto all’educazione di tutti i bambini del mondo\, il racconto appassionato di una voce capace di cambiare il mondo. 9 ottobre 2012. Valle dello Swat\, Pakistan\, ore dodici. La scuola è finita\, e Malala insieme alle sue compagne è sul vecchio bus che la riporta a casa. All’improvviso un uomo sale a bordo e spara tre proiettili\, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Malala ha appena quindici anni\, ma per i Talebani è colpevole di aver gridato al mondo sin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Per questo deve morire. Ma Malala non muore: la sua guarigione miracolosa sarà l’inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata fino all’assemblea generale delle Nazioni Unite. \nLUOGO:\nterrazza del Grem Bike Hostel\, via dell’Agro\, 5\nin caso di maltempo sala del Grem Bike Hostel\, via dell’Agro\, 5
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SUMMARY:LA MIA RIVOLUZIONE
DESCRIPTION:letto\, dibattuto e preso di petto da Massimo Bonechi | Musiche e luci scelte sul momento | Scenografia e oggetti di scena assenti o quasi | in collaborazione con STA – Spazio Teatrale Allincontro\nLeggendo il libro di Jean-Marc Delpech\, “Rubare per l’anarchia”\, pagina dopo pagina mi sono accorto che non ci raccontava solo la storia dell’anarchico Alexandre Marius Jacob. C’era di più. \nÈ la storia di una scelta\, di un modo di vivere estremo\, coraggioso\, sincero ed assoluto. \nÈ uno squarcio nelle nostre coscienze\, è un grido assordante nelle nostre orecchie\, è uno schiaffo che ci sveglia dal nostro torpore. \nLa storia di Jacob ci porta a riflettere sul concetto di possesso\, sulle diseguaglianze sociali che ci circondano\, sull’idea stessa di società e di convivenza civile. \nNon ci dà risposte\, ma ci offre di più. Ci dice che se vogliamo\, possiamo ancora scegliere chi essere. \n“Preferisco essere un ladro che un derubato. Anch’io condanno il fatto che un uomo s’impadronisca con la violenza o l’astuzia del frutto del lavoro altrui. Ed è proprio per questo che ho fatto la guerra ai ricchi\, ladri che rubano ai poveri. È stata questa la mia rivoluzione”. \nLUOGO:\nPiazza Calamina via Giuseppe Frua 37C\nin caso di maltempo Oratorio San Giovanni Bosco\, viale Rimembranze\, 32
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SUMMARY:NON ORA NON QUI
DESCRIPTION:dal libro di Erri De Luca\ndi e con Sandra Zoccolan\, chitarra Massimo Betti\nNon ora\, non qui è il romanzo d’esordio di Erri De Luca\, una narrazione autobiografica in cui l’autore rievoca la sua infanzia e adolescenza a Napoli. Attraverso una serie di ricordi frammentati\, si rivolge idealmente alla madre\, esplorando il loro rapporto complesso e le emozioni inespresse. Il libro è un viaggio introspezione nei sentimenti\, nelle paure e nelle scoperte di un bambino che cresce tra le strade vibranti della città. De Luca riflette sulle esperienze formative\, sulle persone incontrate e sugli eventi che hanno plasmato la sua identità\, con una profonda sensibilità verso le sfumature della memoria e del tempo passato. \nLUOGO:\nSantuario della S.S. Trinità\nin caso di maltempo Santuario della S.S. Trinità
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SUMMARY:CARLO NEMBRINI
DESCRIPTION:dalle Orobie alle Ande\, una vita per la montagna\nreading teatrale liberamente tratto da “Illampù-Illimani\, le ultime Ande di Carlo Nembrini” | con Stefano Orlandi | chitarra Massimo Betti\nNato a Nembro nel 1939\, Carlo Nembrini fa parte di quella generazione di alpinisti bergamaschi che dagli anni 60\, seguendo le orme di Walter Bonatti\, fanno dell’alpinismo bergamasco un’eccellenza non solo in campo nazionale. Il cuore centrale del reading teatrale è tratto dal diario della spedizione del 1973 nella quale Nembrini trova la morte\, scritto da Giuseppe Milesi poi diventato un libro a cura di Eugenio Alborghetti dal titolo “Illampú–Illimani\, le ultime Ande di Carlo Nembrini”\, ma la drammaturgia è arricchita dalle testimonianze di chi l’ha conosciuto. Cercheremo di raccontare non solo la vicenda personale di Nembrini\, ma anche il periodo storico\, gli anni 50/60/70\, nel quale il movimento alpinistico bergamasco era in pieno fermento\, e tanti giovani hanno fatto dell’andare in montagna la propria ragione di vita. All’accompagnamento musicale della chitarra di Massimo Betti\, si aggiungono sonorità e musiche delle Ande con qualche riferimento anche agli Inti-Illimani che pur essendo cileni hanno nel nome la montagna andina della Bolivia sulla quale Nembrini perderà la vita: l’Illimani appunto. \n Nell’ambito del progetto RITRATTO DI COMUNITÀ finanziato da Fondazione Cariplo\n  \nLUOGO:\nChiesa dei Morti Nuovi\, chiesa di Santa Maria Maddalena e San Rocco via Fiorine\, 178\nin caso di maltempo Oratorio Fiorine Via Fiorine\, 21
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SUMMARY:I SOGNI NON SONO IN DISCESA
DESCRIPTION:con Marika Pensa | chitarra e sequencer Omar Nedjari\nSimone Moro ci racconta attraverso la sua biografia\, le tappe più significative del suo cammino come alpinista e come essere umano.“Di sogni impossibili non ne esistono\, dice\, servono solo gambe solide man mano che i sogni si fanno più grandi”.E queste gambe\, i sogni se li sono andati a prendere. Un percorso narrativo e musicale che vuole portarci nel silenzio profondo e nelle atmosfere rarefatte delle sue imprese più emblematiche–dalla tragedia dell’Annapurna alla storica conquista del Nanga Parbat\, luoghi in cui non è possibile che un uomo non si confronti con la vertigine più grande. L’incontro con se stesso. \n Nell ambito del progetto Ritratto di comunità finanziato da Fondazione Cariplo\nLUOGO:\nChiesa dei Morti Nuovi\, chiesa di Santa Maria Maddalena e San Rocco via Fiorine\, 178\nin caso di maltempo Oratorio Fiorine Via Fiorine\, 21
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SUMMARY:CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA
DESCRIPTION:dal libro di  Gabriel García Márquez | con Stefano Orlandi| musica dal vivo Gino Zambelli\nSantiago Nasar morirà. I gemelli Vicario hanno già affilato i loro coltelli nel negozio di Faustino Santos. A Manaure\, “villaggio bruciato dal sale dei Caraibi”\, lo sanno tutti: presto i fratelli della bella quanto svanita Angela vendicheranno l’onore di quella verginità rubatale in modo misterioso dall’aitante Santiago\, ricco rampollo della locale colonia araba. Tutti lo sanno\, ma nessuno fa alcunché per impedirlo: non la madre della vittima designata\, non il parroco\, non l’alcalde\, neppure una delle numerose fanciulle che spasimano per il Nasar. E così la morte annunciata lo sorprende nel fulgore di una splendida mattinata tropicale. Ma non per agguato o per trappola: un destino bizzarro e crudele fa sì che la fine di Santiago si compia per un concorso di fatalità ed equivoci\, mentre gli stessi assassini fanno di tutto perché qualcuno impedisca loro l’esecuzione. Basato su un fatto reale\, Cronaca di una morte annunciata venne pubblicato nel 1981 (un anno prima del Nobel a García Márquez) e\, pur nella brevità\, rappresenta uno dei vertici della sua narrativa: un romanzo magistrale che sa fondere i toni della tragedia antica con il ritmo di una detective story in una grandiosa allegoria dell’assurdità della vita\, l’apoteosi della fatalità. \nLUOGO:\ncortile Biblioteca Comunale\, via Papa Giovanni XXIII\, 60\nin caso di maltempo sala delle Carrozze\, via Papa Giovanni XXIII\, 60
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SUMMARY:GUARDA IN SU
DESCRIPTION:con Walter Tiraboschi | testo Paolo Dal Canto e Walter Tiraboschi | musiche dal vivo Stefano Taglietti | con la collaborazione e la consulenza di Andrea Maj e della Pro Loco di Vilminore di Scalve\nGuarda in su! Perché è da lì che tutto è incominciato… guarda in su! Perché dopo niente è stato come era prima… e adesso andiamo… fino alla diga… per capire… era di sabato… quando si parlava in famiglia\, ma anche in paese\, si dividevano gli avvenimenti in prima del disastro e dopo il disastro\, perché per noi della Valle di Scalve quello non fu un disastro\, bensì il disastro; e ancora oggi basta questa parola per ricordare il primo dicembre del 1923. La diga nacque come sbarramento sul torrente Gleno ma\, nel 1923\, crollò\, causando un’immane tragedia che sconvolse la Valle di Scalve e la Val Camonica. La diga\, realizzata fra il 1916\, lunga 260 metri\, nelle intenzioni dei costruttori avrebbe dovuto contenere sei milioni di metri cubi d’acqua\, raccolti in un lago artificiale che si estendeva su una superficie di 400.000 metri quadrati. \nRealizzata a 1.500 metri d’altitudine\, sarebbe dovuta servire per produrre energia elettrica nelle centrali di Bueggio e di Valbona. Il 22 ottobre 1923\, a causa di forti piogge\, il bacino si riempì per la prima volta. Tra ottobre e novembre si verificarono numerose perdite d’acqua dalla diga\, soprattutto al di sotto delle arcate centrali\, che non appoggiavano sulla roccia. Infine\, il 1º dicembre 1923 alle ore 7:15 la diga cedette. Sei milioni di metri cubi d’acqua\, fango e detriti precipitarono dal bacino artificiale a circa 1.500 metri di quota\, dirigendosi verso il lago \nd’Iseo\, lasciando alle proprie spalle 356 morti\, anche se i numeri sono ancora oggi incerti. \n Nell ambito del progetto Ritratto di comunità finanziato da Fondazione Cariplo\nLUOGO:\nChiesa dei Morti Nuovi\, chiesa di Santa Maria Maddalena e San Rocco via Fiorine\, 178\nin caso di maltempo Oratorio Fiorine Via Fiorine\, 21
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SUMMARY:HO PROMESSO UNA CASA
DESCRIPTION:di e con Alberto Salvi | musiche e suoni Luigi Suardi | una produzione Cooperativa Patronato San Vincenzo | con tanto timore di Andrea Giudici\nDon Giuseppe Vavassori\, per tutti don Bepo\, è una delle figure più amate in terra bergamasca. Un uomo che ha coraggiosamente dedicato l’intera esistenza all’abbraccio con l’altro\, dove l’altro è sempre stato l’ultimo\, il povero\, il misero\, il dimenticato. La straordinaria storia di don Bepo ha inizio negli anni ’20 del secolo scorso con la nascita del Patronato San Vincenzo\, un’istituzione che accoglie bambini e giovani dandogli una casa\, una famiglia e un lavoro. Attraversando due guerre mondiali\, numerosi conflitti sociali ed economici l’Italia cresceva e le schiere di coloro che rimanevano ai margini aumentavano sempre più. Don Bepo è andato loro incontro abbracciandoli e aprendogli le porte della sua famiglia\, della sua casa. Nell’arco di sessanta e più anni\, oltre cinquatamila ragazzi hanno conosciuto questo uomo premuroso\, arguto e intelligente. Un uomo tenace\, determinato ma ricco di buonsenso e di amore sconfinato. Due sono le costanti nella storia di don Bepo che hanno tratteggiato indelebilmente il suo cammino: da una parte il bisogno\, la capacità di riconoscerlo\, accoglierlo e riempirlo e dall’altra una sconfinata fiducia nella Provvidenza. \n Nell ambito del progetto Ritratto di comunità finanziato da Fondazione Cariplo\nLUOGO:\nChiesa dei Morti Nuovi\, chiesa di Santa Maria Maddalena e San Rocco via Fiorine\, 178\nin caso di maltempo Oratorio Fiorine Via Fiorine\, 21
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SUMMARY:VERSO SANKARA
DESCRIPTION:di Maurizio Schmidt | con  Lucrezia Mascellino e Gaetano Franzese | reading con immagini e interviste originali girate in Burkina Faso\nFin dal titolo\, il progetto è quello di andare in senso contrario rispetto all’atteggiamento dominante che porta spesso a immaginare che nel rapporto con il “terzo mondo” l’Occidente sia il modello da raggiungere e si tratti di insegnare\, aiutare\, educare… “Verso Sankara” va in direzione contraria: verso l’Africa\, verso il racconto di esperienze da cui l’occidente ha molto da imparare. \nSankara è stato il “Presidente Ribelle” che ha governato l’Alto Volta dall’83 all’87\, cambiandone il nome in Burkina Faso (“la terra degli uomini incorruttibili”). E’ stata la figura di riferimento del panafricanismo\, del rifiuto della dipendenza neocoloniale attraverso gli aiuti umanitari e della “terza via africana”; e per questo ha probabilmente pagato la sua utopia\, in epoca di guerra fredda. Sankara con il suo governo di trentenni in tre soli anni ha cambiato il paese\, il penultimo più povero al mondo\, imponendo la parità femminile\, la vaccinazione popolare\, l’educazione contro l’infibulazione e l’Aids\, la lotta contro la desertificazione e l’analfabetismo. Ha fatto costruire scuole\, ospedali\, pozzi\, case\, ferrovie. Riteneva che un uomo politico debba avere come bussola la felicità del proprio popolo: suonava il rock e per andare all’ONU si faceva venire a prendere dai colleghi degli stati vicini per risparmiare. Per tutti era Tomà\, da noi è pressoché sconosciuto mentre per qualunque africano è divenuto un mito perché ucciso a 38 anni dal suo compagno di rivoluzione che poi ha governato il paese nella corruzione per più di un quarto di secolo fino ad essere cacciato da una insurrezione. \nDa lì in poi\, per il Burkina Faso è iniziato un periodo di instabilità politica: prima un tentativo di colpo di stato fallito per la reazione popolare\, poi la difficile esperienza di una flebile democrazia\, ma soprattutto la crescita del terrorismo di radice araba che ha portato ad un numero impressionante di profughi interni\, con vasti territori fuori dal controllo dello stato. Ne sono seguiti due colpi di stato da parte dell’esercito logorato dagli eccidi dei terroristi molto meglio armati e la cacciata dei francesi a favore dei russi\, per fronteggiare la minaccia araba\, non più contrastata dalla Libia dopo l’uccisione di Gheddafi da parte dell’Europa. L’attuale governante (Ibrahim Traore) utilizza tutti gli slogan di Sankara ed è altrettanto amato dalla popolazione. Insomma\, dal 1987 al 2025 sono passati quasi quarant’anni\, gli europei hanno fatto di tutto per destabilizzare l’area\, ma le idee di Sankara sono ancora lì. \nDa poco è stato riaperto il processo per il suo assassinio\, spesso messo in relazione con un famoso discorso contro il debito all’ONU. Della sua eliminazione in fondo si sapeva già tutto: esecutori e mandanti. E i mandanti siamo noi occidentali\, la Francia e gli USA in testa\, anche se tuttora la verità è coperta da silenzi e omertà. Thomas Sankara\, quest’uomo che oggi avrebbe solo 68 anni rappresenta simbolicamente l’esatto contrario di quello che oggi è la politica per noi. \n  \nLUOGO:\nCortile Biblioteca Piazza Italia\, 6\nin caso di maltempo Biblioteca Piazza Italia\, 6
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SUMMARY:SOSTIENE PEREIRA
DESCRIPTION:da Antonio Tabucchi | drammaturgia e regia Omar Nedjari | con Sergio Longo\, Marika Pensa | musiche al vivo Omar Nedjari | in collaborazione con Compagnia Università degli Studi – Arcus Milano\nLisbona\, 1938. Sotto il regime guidato da António Salazar\, il dottor Pereira è un giornalista che ha abbandonato le rubriche di cronaca nera per dirigere quella culturale del quotidiano Lisboa. È un uomo solitario e quieto\, senza idee o posizioni politiche\, dedito solo al lavoro\, alla letteratura e al ricordo di sua moglie\, morta da qualche anno di tisi. Un giorno leggendo un articolo su una rivista\, decide di contattarne l’autore per offrirgli un posto come collaboratore della rubrica da lui curata. Pereira lo prende in prova\, chiedendogli di scrivere dei necrologi anticipati di personaggi celebri\, ancora in vita\, perchè siano pronti in caso di morte improvvisa. Il giovane\, però\, infiammato anche dallo spirito rivoluzionario della fidanzata Marta\, scriverà articoli di forte critica che mai passerebbero le maglie della censura di regime. Pereira è fortemente combattuto fra il desiderio di aiutare il ragazzo e la paura di entrare in questioni politiche dalle quali si è sempre tenuto alla larga. Questo conflitto crea in lui una profonda inquietudine. Un medico da cui va in cura gli rivela la teoria della confederazione delle anime\, secondo cui ogni persona non ha una sola anima ma una confederazione di anime su cui ne domina una\, un “io egemone”\, ed a volte può accadere che una di queste anime si rafforzi al punto da prendere il sopravvento e diventare un nuovo io egemone\, determinando così una vera e propria metamorfosi; l’inquietudine di Pereira potrebbe essere quindi il preludio di un grande cambiamento. \n  \nLUOGO:\nparco Montecchio via Paleocapa\, 8/via Paglia 11\nin caso di maltempo parco Montecchio Salone Anziani via Paleocapa\, 8/via Paglia 11
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SUMMARY:ANDAI PERCHÉ CI SI CREDE
DESCRIPTION:di e con Alberto Salvi | suoni e musiche originali Luigi Suardi\n  \nSiamo a Pisa\, in un’Italia divisa\, tra il rumore sordo del dopoguerra e i sussulti degli anni ’70. Franco Serantini\, orfano cresciuto tra riformatori e collegi\, trova nel mondo anarchico una casa ideale. Non ha armi\, solo i suoi libri\, la sua rabbia gentile\, e un desiderio di giustizia che lo fa sembrare\, agli occhi del potere\, pericoloso. \n  \nDue giorni prima\, nel centro della città\, una manifestazione degenera in guerriglia urbana\, tra barricate\, molotov\, fumi di lacrimogeni. All’angolo tra Lungarno Gambacorti e via Mazzini\, Franco è fermo ad osservare ciò che accade. Viene accerchiato e aggredito da una decina di poliziotti suoi coetanei\, tempestato di calci\, pugni e manganellate con una ferocia che non risparmia neppure un lembo del suo corpo. Due giorni dopo\, muore nel carcere Don Bosco\, senza cure\, senza difese\, senza aver potuto raccontare la sua versione. Quella di Franco Serantini è una storia di soprusi\, di depistaggi\, ma è soprattutto la storia di una giovane vita violentemente interrotta che mette sotto accusa uno Stato incapace di processare se stesso\, e racconta la notte di una democrazia che abdica violentemente alle proprie regole. \nLUOGO:\nCortile del Circolo Fratellanza\, via Trento\, 10\nin caso di maltempo Teatro del Circolo Fratellanza\, via Trento\, 10
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SUMMARY:LA FATTORIA DEGLI ANIMALI
DESCRIPTION:Sandra Zoccolan e Virginia Zini\n“Il vero scopo della propaganda è far sembrare normale ciò che non lo è.” \nGeorge Orwell (lettera a una scuola americana\, 1946) \n  \n La Fattoria degli animali\, il capolavoro di George Orwell\, prende voce e suono in una rilettura scenica potente e attuale. In un mondo dove la verità è manipolata e il potere si maschera da giustizia\, gli animali della fattoria ci parlano più che mai del presente. \nMusica\, parole e canti si fondono per raccontare l’ascesa e la corruzione del potere\, in un viaggio che smaschera le promesse tradite e i meccanismi della manipolazione. Un’allegoria moderna\, feroce e ironica\, che continua a porci domande scomode. \nPerché purtroppo\, ancora oggi: “tutti gli animali sono uguali\, ma alcuni sono più uguali degli altri. \n  \nLUOGO:\nParco Brolo – Via Villa\nin caso di maltempo Palazzetto dello sport\, Via Garibaldi 15
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DESCRIPTION:Sandra Zoccolan e Virginia Zini\n  \n“Il vero scopo della propaganda è far sembrare normale ciò che non lo è.” \nGeorge Orwell (lettera a una scuola americana\, 1946) \n  \nLa Fattoria degli animali\, il capolavoro di George Orwell\, prende voce e suono in una rilettura scenica potente e attuale. In un mondo dove la verità è manipolata e il potere si maschera da giustizia\, gli animali della fattoria ci parlano più che mai del presente. \nMusica\, parole e canti si fondono per raccontare l’ascesa e la corruzione del potere\, in un viaggio che smaschera le promesse tradite e i meccanismi della manipolazione. Un’allegoria moderna\, feroce e ironica\, che continua a porci domande scomode. \nPerché purtroppo\, ancora oggi: “tutti gli animali sono uguali\, ma alcuni sono più uguali degli altri. \n  \nLUOGO:\nCasa Maccari\, Via P. Loverini\, 7\nin caso di maltempo Auditorium biblioteca Comunale di Gandino\, piazza Vittorio Veneto\, 9
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LOCATION:Gandino\, Via P. Loverini\, 7\, Via P. Loverini\, 7\, Gandino\, Italy
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